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Rubrica lineare, leggibile, con fonti in sordina.
A proposito di… Tecnologia Privacy

Non ti stanno ascoltando.
Ti stanno prevedendo!

Il mito del microfono-spia è intuitivo. La realtà è più economica, più scalabile e spesso più invasiva: segnali, tracciamento e inferenza.

Succede così: parli di modellini di aeroplani, apri un social, e ti compare una pubblicità di modellini. Il cervello fa due più due e arriva alla spiegazione più cinematografica: “ci stanno ascoltando”.

È una spiegazione potente perché è semplice, perché dà un colpevole chiaro (il microfono) e perché assomiglia a un thriller. Ma proprio per questo è anche una trappola mentale: scambia una coincidenza plausibile per una prova.

Due amici al bar con uno smartphone sul tavolino
Repertorio: conversazione “innocua”, smartphone sul tavolo. Il mito nasce qui.

La pubblicità “che sembra leggerti nel pensiero” non nasce nel vuoto. I sistemi pubblicitari moderni vivono di segnali piccoli e numerosi: cosa hai cercato, quanto tempo ti sei fermato su un contenuto, quali siti hanno un pixel pubblicitario, quali app condividono identificatori, dove ti trovi, che dispositivo usi, con chi ti muovi, a che ora. Non serve la frase detta a voce: spesso basta tutto il resto.

C’è anche un effetto psicologico banale ma forte: quando un tema entra nella tua giornata (ne parli, lo vedi, lo cerchi), inizi a notarlo ovunque. Se in più l’annuncio arriva davvero, lo ricordi molto più di tutte le volte in cui non è arrivato.

Perché “ascoltarci” non conviene (tecnicamente ed economicamente)

Immagina una piattaforma che attiva il microfono a tua insaputa, registra conversazioni, le manda ai server, le trascrive, capisce contesto e intenzione, e poi collega tutto a un profilo pubblicitario. Non è impossibile in assoluto, ma è una strategia pessima se l’obiettivo è vendere annunci.

Il motivo non è morale: è industriale. Su molti telefoni esistono indicatori visibili quando microfono o fotocamera sono in uso e permessi specifici da concedere alle app. Un comportamento “da ascolto continuo” tende a lasciare tracce osservabili: batteria, traffico dati, indicatori, analisi indipendenti. È il tipo di cosa che genera segnalazioni, contenziosi e crisi di reputazione.

Grafico: audio vs segnali di tracking
Schema: l’audio è “pesante”, i segnali di tracking sono leggeri e già disponibili.

I dati audio, inoltre, costano: registrare, inviare, archiviare e analizzare audio per milioni di persone è una spesa enorme rispetto al valore ottenibile. E il parlato è un dato sporco: rumore, ambiguità, contesto mancante. Per la pubblicità non serve capire perfettamente cosa dici: basta stimare una probabilità di interesse.

Questo non significa che lo smartphone non possa essere compromesso. Malware e spyware esistono, e in alcuni casi possono intercettare microfono e comunicazioni. Ma quello è un altro film: criminalità o sorveglianza mirata, non un modello di business pubblicitario che deve funzionare su scala.

La cosa più inquietante non è l’ascolto: è l’inferenza

La parte meno cinematografica e più inquietante è questa: molte aziende non hanno bisogno di ascoltare perché, in pratica, ti “indovinano”. Non indovinano con magia: indovinano con statistica.

Grafico: rischio vs ritorno
Schema: rischio/ritorno. “Ascoltare” è rischioso e poco efficiente; inferenza e segnali scalano meglio.

Se tante persone che comprano modellini di aeroplani fanno anche altre cose (seguono certe pagine, visitano certi siti, passano in certi negozi, usano certe app), il sistema impara correlazioni. Non serve sapere che hai detto “modellini” a voce: basta che tu assomigli abbastanza a chi li compra.

Il punto delicato è che questi indizi spesso viaggiano in un ecosistema di intermediari: SDK pubblicitari nelle app, pixel e aste in tempo reale (real-time bidding). Se l’audio-spia fa paura perché “entra” in casa, la profilazione fa paura perché è distribuita: non è un solo orecchio, è un mercato.

La conclusione non è paranoia: è lucidità. Se vuoi proteggerti, spesso ha più senso guardare a permessi, localizzazione, tracker, consensi pubblicitari e configurazioni del dispositivo, piuttosto che immaginare un microfono sempre acceso come spiegazione universale.

PDF allegato: anteprima.

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